venerdì, Ottobre 7, 2022
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Trivellazioni in Adriatico ferme ma il gas italiano costa un decimo

Sotto i mari italiani le riserve di oltre 90 miliardi di metri cubi di metano a basso costo. L’estrazione a 5 centesimi al metro cubo, importazione al costo di 50-70 centesimi.

Nel sottosuolo sotto i piedi degli italiani riposano indisturbati almeno 90 miliardi di metri cubi dell’odiosamato metano, il meno inquinante tra i combustibili fossili, il più formidabile nemico del carbone. Ma quando non viene bruciato e trafila incombusto da guarnizioni e valvole di metanodotti srotolati per migliaia di chilometri, il metano è uno dei più feroci gas cambiaclima. È decine di volte più riscaldante rispetto alla CO2 che mettiamo sotto tiro alla Cop26 di Glasgow.

Quello italiano è metano il cui costo di estrazione si aggira sui 5 centesimi al metro cubo. È una stima indicativa, una media avicola trilussiana, citata da Marco Falcinelli segretario della Filctem Cgil e dall’economista Davide Tabarelli di Nomisma Energia. Ecco invece il prezzo di mercato del gas che l’Italia importa da Paesi remotissimi: fra i 50 e i 70 centesimi al metro cubo, più di 10 volte tanto.

Nel sottosuolo a chilometri zero dell’Italia c’è molto più gas rispetto ai 92 miliardi di metri cubi censiti dal ministero della Transizione ecologica nel documento Pitesai. Pitesai è la sigla di «Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee», il piano introdotto nel 2018 dal Governo Conte 1 ufficialmente come piano regolatore delle trivelle ma diventato nella realtà uno strumento per impedire in modo discreto lo sfruttamento dei giacimenti nazionali.

Le stime delle riserve italiane di gas pubblicate dal Pitesai conteggiano i giacimenti accertati e non possono immaginare quelli ancora da cercare. Ma nuovi giacimenti non si cercano: gli investimenti delle compagnie sono fermi. Zero spaccato. Finché non sarà emanato il Pitesai, ora all’esame della Conferenza unificata, nessuno si azzarda a scommettere un euro sui giacimenti attuali e su quelli possibili del futuro, nell’incertezza che quell’euro vada sprecato.

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