lunedì, Settembre 26, 2022
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Caffè espresso, come riconoscere se è di qualità

Basta l’immagine di una tazzina e subito il pensiero corre a quello che è un simbolo italiano, in patria e all’estero: il caffè espresso. Il suo profumo e il suo aroma sono inconfondbili, e richiamano la sua cremosità e il gusto unico che la distingue in tutto il mondo.

Gli espressi italiani sono ineguagliabili. Provate ad assaggiarli in Spagna, paese considerato più vicino al nostro come tradizioni culinarie: non è assolutamente paragonabile. Inutile citare altri paesi come l’Inghilterra, in cui l’espresso italiano non esiste, o come la Francia o la Germania. In nessuna parte del mondo si gusta il caffè come in Italia.

Spesso si dice che il caffè in Italia è un must. Un imperativo che obbliga a rispettare i canoni secondo i quali va gustato e cioè caldo, forte e consumato rigorosamente a tavolino, comodi e rilassati. Il caffè espresso bar è una coccola che solo noi italiani sappiamo offrire come si deve, pur considerando che a volte in alcuni posti si potrebbe incappare in un caffè espresso bruciato, ma è un’eccezione.

Origini del caffè

Facciamo qualche cenno sulle origini di questa bevanda: dove nasce il caffè?

Il caffè in origine è un frutto piccolo, simile alla ciliegia, di colore verde quando è acerbo che diventa poi rosso scuro quando raggiunge la piena maturazione. Ogni frutto contiene due semi che combaciano nella classica forma del chicco che conosciamo.

La pianta del caffè si chiama Coffea ed è una pianta sempreverde che cresce nelle zone equatoriali e tropicali, soprattutto in alcune regioni di Africa, Asia e America Centro-meridionale. I maggiori produttori di caffè sono il Brasile, la Colombia, l’Indonesia e il Vietnam.

La Coffea può essere di due varietà: la Robusta e l’Arabica. Quest’ultima è quella che contiene più concentrazione di caffeina e quindi il gusto è più deciso e profumato.

Storia del caffè in Italia

Il caffè in Italia si diffuse a partire dal 1600 anche se nel resto del mondo era già una bevanda conosciuta e aveva un nome alquanto strano: la bevanda del diavolo! Questo per il suo effetto eccitante. Forse non tutti sanno che la prima città italiana a vederne la nascita è stata Venezia, grazie a un medico botanico, tale Prospero Alfino. Secondo lui il caffè avrebbe avuto un sapore simile a quello della cicoria e per questo fu catalogato come un medicinale e venduto quindi in farmacia.

Con il tempo il suo sapore fu rivalutato e i suoi estimatori cominciarono a diffonderlo. Nacquero così le prime botteghe del caffè, grazie alle quali questa bevanda assunse i connotati che ha oggi in Italia e cioè un simbolo di convivialità, di incontri tra amici e spensieratezza.

Caffè espresso: come riconoscere quello migliore?

Per valutare un caffè di qualità occorre guardare a diversi fattori: la tostatura, la cremosità, il profumo e il gusto. Relativamente alla tostatura i chicchi devono essere grandi: sono i più pregiati. Per un buon caffè la crema deve avere una trama omogenea e sottile e di colore bruno medio-scuro. Il profumo, sia il caffè preparato con moka o espresso, deve essere intenso e complesso. Questa valutazione non è semplice e solo gli esperti ne sanno coniugare le differenze olfattive, ma anche un profano saprà capire dal profumo quando un caffè è particolarmente buono, perché sentirà respirandolo, un desiderio irresistibile di assaggiarlo. Ed eccoci al gusto: trovare un buon equilibrio tra l’amaro, l’acido e il dolce è la sintesi perfetta per un buon caffè. Non meno importante però è il retrogusto: il caffè di qualità ci lascerà in bocca un sapore gradevole, morbido e rotondo.

Infine, un buon caffè non è troppo lungo, né troppo stretto: la quantità caffè espresso è un altro importantissimo fattore che ci dirà se stiamo per bere un caffè di qualità o meno.

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