domenica, Maggio 26, 2024
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Ugo Dighero, un trionfo teatrale per la prima nazionale dell’Avaro di Molière

La commedia L’Avaro di Molière ha debuttato ieri al Teatro Modena di Genova in una prima nazionale accolta con un successo di pubblico e applausi calorosi. Protagonista della commedia teatrale è Ugo Dighero, che abbiamo da poco visto nei panni del padre di Blanca, la consulente non vedente che lavora per la polizia, nell’omonima serie TV di Rai 1.

L’Avaro di Molière è una coproduzione fra il Teatro Nazionale di Genova, il Teatro Stabile di Bolzano, Artisti Associati Gorizia e Centro Teatrale Bresciano. La regia è di Luigi Saravo, il quale ha anche un ruolo nella rappresentazione, e a curare la traduzione e l’adattamento è Letizia Russo. Il celebre classico presenta ambientazioni contemporanee, tra gli attori: Mariangeles Torrers, Fabio Barone, Stefano Dilauro, Cristian Giammarini, Paolo Li Volsi, Elisabetta Mazzullo, Rebecca Redaelli.

La trama della commedia

Arpagone è un uomo ricchissimo e avaro, che vuole accrescere le sue ricchezze. Al centro della sua vita ci sono il denaro e il potere, mentre la famiglia ha un ruolo davvero marginale per lui. Dighero ne dà un’interpretazione in chiave ottimistica:

“L’idea dalla quale siamo partiti è stata quella di guardare ad Arpagone da una visione contemporanea. Nella commedia di Molière i figli sono legati al padre dal denaro, lo usano per i loro divertimenti, per quello che oggi è il consumismo. In questa ottica, Arpagone che bada ai soldi, a non sperperare, può essere visto in maniera positiva”.

Ugo Dighero, un attore a tutto tondo

Ugo Dighero è oggi un attore completo, che alterna i ruoli comici a quelli drammatici. Figlio di un attore dialettale, ha studiato presso la Scuola di recitazione dello Stabile genovese.

“Ho iniziato nel ’79 facendo molto teatro e interpretando ruoli assai differenti. Poi con la fondazione del gruppo Broncovitz (insieme a Maurizio Crozza, ndr) e con “Mai dire gol” mi sono orientato verso il comico, facendo tesoro delle esperienze precedenti e senza dimenticare mai il teatro drammatico”, racconta Ugo Dighero.

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