lunedì, Giugno 17, 2024
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Cosa succede se emetti un assegno scoperto

Si parla di assegno scoperto quando un soggetto emette un assegno il cui importo supera quello della liquidità disponibile sul suo conto corrente. Le conseguenze di questo gesto ricadono sia sul beneficiario sia sul traente. Mentre il primo non può incassare quanto gli è dovuto a causa della mancanza di fondi, il secondo potrà subire la revoca dal sistema, una sanzione e, in casi specifici, un protesto.

Questo atto pubblico può portare al pignoramento dei beni e, prevedendo l’iscrizione del nominativo del protestato nell’apposito Albo, rendere più difficile accedere ai servizi bancari. Per aprire un conto corrente e ottenere una carta di debito, il soggetto può comunque rivolgersi a una banca per protestati che offra soluzioni su misura.

In questo articolo cercheremo di capire che cosa ci si deve aspettare in seguito all’emissione di un assegno a vuoto.

Cosa succede quando il creditore si accorge che l’assegno è scoperto

Il beneficiario può rendersi conto che l’assegno bancario è scoperto solo nel momento in cui si reca presso la banca per incassarlo. A questo punto, la banca deve, per prima cosa, inviare una comunicazione a chi ha emesso l’assegno, al fine di avvisarlo dell’accaduto e delle conseguenze alle quali andrebbe in contro nel caso in cui non sanasse il debito entro il termine massimo di 60 giorni.

In particolare, in caso di mancato pagamento entro il termine stabilito, il soggetto verrebbe:

  • segnalato al CAI, iscritto nelle liste dei cattivi pagatori e interdetto dal sistema per sei mesi: questo significa che per i sei mesi successivi, il debitore non potrà emettere assegni;
  • pagare una sanzione pecuniaria di importo variabile compreso tra i 516 e i 6.197 euro.

Assegno scoperto: il protesto

Tra le conseguenze dell’emissione di assegni scoperti rientra anche il protesto, ossia l’atto pubblico notificato da un ufficiale giudiziario e necessario al fine di conferire titolo esecutivo all’inadempimento, facendo decorrere, dal momento della consegna, gli effetti civili.

Il nominativo di chi subisce il protesto viene inserito nel Registro Informatico dei Protestati. Da quel momento il soggetto, oltre a poter subire il pignoramento dei beni, può incontrare non poche difficoltà a ottenere dei finanziamenti e persino ad aprire un conto corrente bancario. Sebbene la legge non vieti l’apertura di un conto corrente a chi ha emesso assegni a vuoto, ma preveda solo l’interdizione all’emissione di assegni, le banche possono decidere liberamente di non dare fiducia al soggetto, rifiutando la richiesta di apertura.

Come anticipato nell’introduzione, per rimettersi in sesto a livello finanziario, i soggetti protestati, ma anche i cattivi pagatori, possono rivolgersi a istituti di credito specializzati nei servizi per protestati.

Come ottenere la riabilitazione dal protesto

Il protesto non è una condizione irrevocabile. In primo luogo, il nominativo non rimane nel registro per più di cinque anni, trascorsi i quali viene cancellato automaticamente. In secondo luogo, il soggetto protestato che abbia sanato il proprio debito può ottenere la riabilitazione inviando una richiesta alla Camera di Commercio; questo passaggio è fondamentale in quanto la cancellazione dal registro non viene effettuata in modo automatico dopo il pagamento del debito.

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